La psicoterapia ad orientamento psicoanalitico lacaniano prende la sua forma dalla teoria psicoanalitica di Freud, ripresa poi dallo psicoanalista francese Jacques Lacan.
Ciò che avviene in un approcio analitico è che ciò che può essere un "segno", ad esempio un umore deflesso, un sintomo psicosomatico, ansia ecc., è trattato non come qualcosa da eliminare, quanto piuttosto qualcosa da cogliere e mettere al lavoro, per riuscire ad arrivare a leggerlo come una manifestazione psichica. Ovvero in quanto sintomo, cioè a dire qualcosa che caratterizza quel particolare soggetto, e che può interrogare. Si tratta quindi di un approccio che apre, piuttosto che chiudere ed eliminare.
Ciò non significa che non vi sia anche un effetto terapeutico. Freud stesso infatti, precursore della psicoanalisi, aveva teorizzato questo approccio proprio a partire da quelle situazioni in cui la medicina non riusciva a dare una risposta di cura soddisfacente, non riuscendo a spiegare le manifestazioni, i segni, portati dai pazienti. Si era trovato costretto e cercare quindi cause non organiche, arrivando a teorizzare e provare, tramite il riscontro clinico, la manifestazione di qualcosa di psichico ed inconscio, ad esempio nella paralisi della isteriche.
Si tratta di un approccio che pensa ogni individuo come un soggetto, inteso come diviso e dotato di inconscio. Ciò che risulta fondamentale di ciò che viene detto non sono soltanto alcune parole (significanti), alle quali il soggetto si è legato nel corso del suo sviluppo e che in qualche modo nel qui ed ora lo fanno soffrire. Di fondamentale importanza è anche ciò che sta "fra le righe" di ciò che viene detto, ovvero il motore dal quale parte il suo dire, il suo desiderio.
Come diceva Freud, "il più grande delirio dell'uomo è credersi il proprio Io". L'approccio psicoanalitico mira quindi ad aprire qualche faglia in questa convinzione, aprendo al proprio desiderio, e alla propria divisione soggettiva. In altre parole, al fatto che non si è mai ciò che si dice di essere e che il soggetto sta nell'articolazione dei significanti e che per questo, non potrà mai dirsi davvero. Ci sarà qualcosa che "non cessa di non scriversi", ovvero proprio il desiderio del soggetto, quell' indicibile di cui è fatto.